Viaggio in Perù di 18 giorni

Visitando Lima, Pachacamac, Parco Nazionale di Paracas, Lagunillas, Pisco, Isole Ballestas, Ica, Huacachina, Pampa di Huayuri, oasi di Palpa, Nasca, Paradones, Sacaco, Porto Inca, Arequipa, Valle del Colca, Chivay, Cruz del Condor, laguna di Lagunillas, Santa Lucia, Puno, lago Titicaca, Isole galleggianti o flotantes, Taquile, Sillustani, Juliaca, San Pedro, Cusco, Chinchero, Pisac, Moray, Salinas, Yucai, Ollantaytambo, Aguas Caliente, Machu Picchu, Puerto Moldonado

Il Perù è conosciuto soprattutto per i suoi due siti archeologici più famosi: Machu Picchu e Nasca, dove insistono le misteriose linee.
Invece il Perù è un paese ricco di sorprese sia naturali che archeologiche, per non parlare degli stupendi costumi tradizionali ancora indossati nella zona andina e della gentilezza e cordialità dei peruviani tutti.

Perù: presentazione con foto di Machu Picchu e Cusco

Desidero rendere omaggio al magnifico Perù con una foto “inventata”.
E non poteva che essere una foto presa nel sito archeologico più famoso del Perù: Machu Picchu.
Ho sostituito la luce interna di una delle finestre del Tempio delle Tre Finestre con parte di una foto panoramica ripresa dall’alto della Porta del Sol.

Foto inventata

Foto inventata

Machu Picchu

Era un’inquadratura che avevo sempre sognato, ma irrealizzabile, quindi ho pensato bene di inventarla.

Machu Picchu

Machu Picchu

Perù

Rappresento quindi con due foto panoramiche il sito di Machu Picchu, per finire con una foto della capitale archeologica del Perù: la città di Cusco.
Ho così reso omaggio a Michele Mosca, italiano che vi vive con la sua famiglia, che è il titolare dell’agenzia di Perù Paradise – http://www.peruparadisetravel.com/informazionisulperu/ – che ci ha organizzato il viaggio.
Ha avuto la pazienza di seguire le mie difficili richieste ed ci ha organizzato un viaggio, economicamente accessibile, pur essendo da…cinque stelle!

Cusco

Cusco

Perù

Lima: Cattedrale, Palazzo Arcivescovile, Palazzo del Governo, Bar El Cordano, Parco dell’Amore, San Francesco

A Lima, immensa città soffocata dallo smog, una menzione il bar El Cordano già di proprietà di italiani, originari di Genova, che conserva un arredamento d’epoca con una lucida macchina per il caffè “Gaggia” di vecchia memoria. Ricordo anche l’interessante chiesa, con annesso monastero, di San Francesco.

Parco dell’Amore

Parco dell’Amore

Lima

Lima: Museo dell’Oro

Stupendo il Museo dell’Oro nel quale, in un caveau sotterraneo, sono visibili stupendi reperti archeologici.

Maschera Funeraria

Maschera Funeraria

Museo dell’oro – Perù

Lima, dintorni: sito archeologico di Pachacamac con Tempio del Sole, Parco Nazionale di Paracas, villaggio pescatori Lagunillas

Iniziamo il tour in auto, espressamente richiesto, sia per poter visitare il più possibile, sia per poter arrivare gradatamente in altitudine ed attenuare il fastidiosissimo mal di montagna che siamo riusciti ad evitare certamente grazie al famoso “mate de coca” al quale, peraltro, abbiamo associato il diuretico Diamox consigliatoci in Italia.
Appena fuori di Lima inizia un paesaggio desertico, sì descritto da tutte le guide turistiche, ma inimmaginabile per la sua lunghezza e per l’alternarsi tra il sabbioso ed il sassoso.
Poche, molto poche, le zone verdi.

A soli 30 chilometri da Lima incontriamo il sito archeologico di Pachacamac che rappresenta il ricordo di una civiltà risalente a mille anni avanti il popolo Inca. E’ caratterizzato  da enormi piramidi cerimoniali, in particolare dall’ imponente Tempio del Sole che, stupendamente, sovrasta le lunghe e bianche spiagge oceaniche.

Arriviamo al Parco Nazionale di Paracas e ci addentriamo nello stesso sino ad arrivare al piccolo villaggio di pescatori di Lagunillas, dove ci fermiamo a pranzo in un semplice ma grazioso ristorante.
Stupendi i paesaggi, sia terrestri che marini.

La Cattedrale

La Cattedrale

Parco Nazionale di Paracas

Pisco: escursione alle Isole Ballestas, gigantesca figura “de la Candelabra”

Partiamo alle sei, ad evitare le previste turbolenze dell’oceano….Pacifico, per visitare le isole Ballestas.
Pernottiamo a Pisco, città resa famosa perché dà il nome alla grappa peruviana, ed il Pisco Sour è l’aperitivo nazionale servito con succo di limone, bianco d’uovo e angostura.
Appena imbarcati ammiriamo, sul declivio della collina alla nostra sinistra, la gigantesca figura ( mt.170 x 55) de la Candelabra che ricorda le figure delle Linee Nazca, ma nulla si conosce del suo significato.

Il Candelabro

Il Candelabro

Isole Ballestas

Siamo partiti con nebbia e nuvole basse (la “garua” peruviana) mentre le isole Ballestas ci accolgono con il sole, ma con onde oceaniche che mal sopportiamo.
Abbiamo modo di ammirare una vivace vita, sia volatile che acquatica, anticipo di quello che andremo a vedere alle Galapagos, tanto che queste isole vengono chiamate le “piccole Galapagos”.
Al nostro rientro, già all’interno della baia, veniamo circondati, oltre che dalla nebbia, anche da un gruppo di delfini che ci girano intorno.
Una curiosità: siamo stati l’ultimo gruppo che, per un paio di giorni, è riuscito a visitare le isole Ballestas.
Poi il vento ha reso l’oceano non più navigabile.

Verso Nasca: Ica, Pampa di Huayuri, Cerro Blanco (duna di duemila mt.), Nasca e le sue linee, acquedotti di Cantallo

Proseguiamo per Ica, circondata da alte dune, all’interno delle quali insiste una laguna ricca di acque sulfuree e circondata da un bel palmeto. Oltre ci addentriamo in un’area desertica chiamata Pampa di Huayuri, lunga quasi cento chilometri. La strada, tortuosamente, scende sull’oasi di Palpa, rinomata per i suoi aranceti.

Oasi e dune di Huacachina

Oasi e dune di Huacachina

Perù

Si sale poi all’altopiano di Nasca.
Immediatamente, all’orizzonte, si profila maestosa una duna (o una montagna?) alta ben 2.085 metri.
E’ il Cerro Blanco, formato da sabbia e terra calcarea.
Nazca (o Nasca) è famosa nel mondo per le sue linee, visibili solo dall’alto.
E dall’alto siamo andati a vederle con un aereo che sembra essere di latta e per le folate di vento.
E di folate di vento ce ne sono tante, anche forti ed improvvise sì che, una volta atterrati, ci è stato consegnato un attestato per il…coraggio avuto nell’aver effettuato il volo!

Conseguentemente le foto aeree lasciano molto a desiderare.

Quindi sofferenza, ed il nome Nasca vuol appunto dire “sofferenza”, dovuta alla siccità, tanto che la pioggia non viene misurata in centimetri, ma in….minuti. Interessante la visita al museo Antonini.
La tirannia del tempo a disposizione non ci ha permesso di approfondire la visita al sito archeologico di Paradones come ritengo avrebbe meritato.
Per finire la descrizione di Nasca la visita agli acquedotti di Cantallo costruiti dal popolo Nazca ed ancora in uso grazie ai pozzi di controllo che ne permettono pulizie periodiche.
Da considerare che le foto aeree delle linee lasciano molto a desiderare per la precarietà…ambientale.

Colibrir

Colibrir

Linee di Nasca

Verso Arequipa: Faglia Nasca, Porto Inca, Arequipa con Plaza de Armas e Cattedrale, Monastero di Santa Caterina, Museo Santuarios Andinos (Juanita)

Giornata di trasferimento: 600 chilometri per arrivare ad Arequipa.
Dopo poche decine di chilometri sosta alla faglia di Nasca che corre parallela alla Panamericana. E’ il punto di rottura della crosta terrestre in occasione dei terremoti. Anticamente sommersa dal mare, dove ancor oggi prosegue, per cui numerosissimi sono i fossili.

Lasciamo la faglia di Nasca e proseguiamo sulla Panamericana che, un pò più avanti, sulla sinistra, viene quasi ingoiata dalle dune di sabbia, mentre sulla destra costeggia l’oceano Pacifico, oggi particolarmente agitato, che pare la voglia sommergere.
La Panamericana si riavvicina all’oceano e sovrasta una stupenda insenatura: è’ l’insenatura di Porto Inca.

Faglia Nasca

Faglia Nasca

Perù

Visitiamo i resti di questo villaggio di pescatori incaico con costruzioni coniche e tombe comuni.
All’interno delle tombe sono ancor oggi visibili cumuli di ossa umane.
Si dice, forse è leggenda, che i pescatori, correndo a piedi, portassero il pesce fresco sino a Cusco.
La strada prosegue costeggiando l’oceano per piegare poi verso gli altopiani interni.
Arequipa è la città nella quale i cittadini, ci dicono, si sentono arequipegni e non già peruviani.
E la città ci accoglie con una celebrazione religiosa.
Stupenda la piazza principale della città (Plaza de Armas) con la sua Cattedrale già del XVI^ secolo.
All’ interno un imponente organo (il più grande del Sudamerica).
Nell’angolo a sud della Plaza de Armas sorge la stupenda chiesa gesuita de La Compania la cui costruzione risale al 1698.
Ricchi e ben lavorati la facciata ed il portone d’ingresso. A lato un Cristo in Croce vestito.
A lato la Cappella di San Ignacio ricoperta con stupendi dipinti policromi tornati alla luce grazie a radicali restauri.
Il monumento più significativo di Arequipa è il Monastero di Santa Caterina.
Il monastero era una città nella città con case e strade molto colorate.
Da non mancare, in assoluto, la visita al Museo Santuarios Andinos all’interno del quale è possibile vedere la mummia congelata di Juanita, la “principessa di ghiaccio”.
Il corpo congelato e mummificato di Juanita venne rinvenuto sotto la cima del vulcano Ampato (6.288 metri) dove è restato per 550 anni.
Ben sistemate le bacheche del museo, all’interno delle quali possono essere ammirati numerosi indumenti oggetto del corredo di sepoltura della fanciulla: vestito, mantello, bambole, borse.
Juanita è stata oggetto di uno dei molteplici sacrifici umani scoperti nelle cime delle Ande.
Argomento questo da approfondire per meglio capire il mondo e le culture degli antichi popoli peruviani.

Monastero Santa Caterina

Monastero Santa Caterina

Perù

Valle del Colca: vulcani Chachani, El Misti e Pichu Pichu, Reserva Nacional Salinas y Aguada Blanca,

Lasciamo Arequipa per dirigerci verso la valle del Colca.
Appena fuori della città stupende visioni rurali, con contadini intenti nella raccolta di prodotti agricoli, arricchite dal panorama circostante. Infatti l’altopiano di Arequipa è circondato da spettacolari montagne, le principali sono rappresentate da tre vulcani: il Chachani, El Misti e Pichu Pichu, il più basso. Ben 5.571 metri.
Proseguiamo ed il panorama si fa ancor più ampio. In lontananza montagne con lunghe lingue bianche che sembrano neve o ghiaccio vista l’altitudine (3.500/4.000 metri). Ed invece è sabbia trasportata dal vento.
Entriamo nell’immensa Reserva Nacional Salinas y Aguada Blanca.
Iniziamo a vedere camelidi al pascolo. Innanzi tutto le vigogne, gli unici animali che vivono solo in libertà.
In grandi recinzioni immensi allevamenti di lama ed alpaca.

Alpaca

Alpaca

Riserva Nazionale Salina

Arriviamo al passo, dove c’è un “mirador” della catena vulcanica delle Ande.
Siamo a ben 4.910 metri di altitudine. E pensare che il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa, è cento metri più bassa!
In lontananza possiamo ammirare diversi vulcani tra i quali il Chachani (6.075 mt.) e l’Ampato (6.288 mt.), tuttora in attività. Sull’Ampato è stato trovato il corpo mummificato di Juanita.

Valle (o Canyon) del Colca: Yanque, Cruz del Condor

La vallata è conosciuta anche come Canon del Colca.
L’omonimo fiume nei millenni ha scavato un profondo canyon sui lati del quale sono stati costruiti una molteplicità di terrazzamenti destinati alla coltivazione dei cereali.
I terrazzamenti più facilmente accessibili sono ancor oggi utilizzati.
La guida ci indica un masso, di origine Inca, che è la riproduzione in scala dei principali terrazzamenti della valle.
Facendo scorrere acqua sul masso questa si trasferisce da un terrazzamento all’altro riuscendo ad irrigarli tutti.
Tra i vari paesi della valle ricordo Yanque dove un gruppo di persone, per lo più donne e bambini, ma anche animali, ci hanno accolto vestiti con i tradizionali colorati costumi.
Il Cruz del Condor è il punto panoramico dal quale è possibile veder volare il condor.
Abbiamo avuto la fortuna di vederlo, non quella di fotografarlo (troppo distante).
Il condor, il cui nido è situato in fondo al canyon, lo risale grazie alle correnti ascensionali..
Impressionante è la profondità in quanto il fiume scorre ben 1.200 metri più in basso.
Se si considera il sovrastante monte Mismi (mt.3.200), la profondità raggiunge i 3.400 metri.
Ed è il canyon più profondo del mondo!

Valle del Colca

Valle del Colca

Perù

Lago Titicaca: laguna di Lagunillas, isole galleggianti (in “totora”) abitate dagli Uros, isola di Taquile

Visitata la valle, compreso il Cruz del Condor, ripercorriamo parte della strada del giorno prima sino ad arrivare al bivio con la transoceanica (strada in costruzione tra il Pacifico e l’Atlantico).
Completiamo l’attraversamento dell’immensa riserva naturale incontrando numerosi animali al pascolo così come uccelli (sia rapaci che pernici).
Siamo sempre in quota (sui 3.800 metri), ma attraversiamo anche il Cerro Alto a 4.500 metri.
Con le ombre della sera si avvicina anche un temporale che oscura il cielo, lasciando illuminata la stupenda laguna di Lagunillas.

Laguna Lagunillas

Laguna Lagunillas

Perù

Giungiamo a Puno, principale città sul lago Titicaca, mentre è in atto un forte temporale.
Il mattino successivo abbiamo la gradita sorpresa di godere di una stupenda giornata di sole e, in lontananza, già dalla stanza del nostro albergo, possiamo vedere il gruppo delle isole galleggianti abitate dagli Uros.
E’ un sogno guardare questo lago, spesso pensato, e ritenuto quasi irraggiungibile, anche per le difficoltà altimetriche (siamo a 3.800 metri).
Arriviamo rapidamente su queste isole costruite con le canne” totora”. Pur marcendo gli Uros continuano a sovrapporre strati sì che le isole non affondano mai.
Un’impressione: camminandoci si ha la sensazione di essere su un materasso pieno d’acqua.
Con la totora gli Uros costruiscono anche le loro caratteristiche barche (chiamate balsas) che in prua hanno sempre con il muso di un animale.
Sono barche che hanno la durata massima di un anno, poi marciscono.
Ci spostiamo all’isola di Taquile, molto lunga, e noi l’attraversiamo a piedi salendo dai 3.800 metri del lago ai 4.050 metri del paese. Bellissimi gli scorci sul lago.
Le donne, vestite nei costumi tradizionali, sono intente a filare la lana.
Il sole è a picco ed il caldo incomincia a diventare insopportabile, nonostante i 4.000 metri di altitudine.
Le soste si fanno sempre più numerose, anche per ammirare gli stupendi panorami sul lago.
Laggiù all’orizzonte, quasi nascosta dalle nuvole, l’isola del Sol che è in Bolivia.
Impieghiamo più di un’ora e mezzo per arrivare in paese.
E’ un piacere immortalare uno dei tanti uomini intento a sferruzzare per farsi (con quattro ferri!) il proprio copricapo di lana.
Saliamo ancora oltre il paese ed incontriamo numerosi archi, alcuni molto scenografici.
Il più suggestivo è quello situato sulla sommità dell’isola, oltre il quale si inizia una interminabile discesa a gradini (ben 540!).

Isole galleggianti

Isole galleggianti

Lago Titicaca

Verso Cusco: Juliaca, Sillustani, torri funerarie (Chullpas), rovine di Raqchi, tempio Virococha, Andahuaylillas con quadro di E.Murrillo

Lasciato il lago Titicaca incontriamo la cittadina di Juliaca, considerata la Napoli del Perù perchè è la città nella quale viene imitato tutto.
Il sito di Sillustani si affaccia sul lago Umayo e la sua rappresentazione è quella delle torri funerarie (Chullpas) di periodo preincaico, molto semplici, mentre le torri sepolcrali del periodo Inca, alte anche 12 metri, sono costruite con blocchi perfettamente incastrati tra loro. Sulla strada di ritorno visitiamo una casa di contadini.
Raggiungiamo quindi le rovine di Raqchi, uno dei templi più sacri per gli Inca e, per questo, distrutto dagli spagnoli. Il tempio era stato dedicato a Virococha, il dio creatore dell’universo.

Sito archeologico di Sillustani

Sito archeologico di Sillustani

Perù

Era coperto da un tetto considerato il più grande costruito dagli Inca. Poggiava infatti su 22 enormi colonne.
Vicino al tempio è ancora visibile la zona delle abitazioni. All’estremità settentrionale una serie di costruzioni circolari adibite a magazzini.
Nel piazzale del piccolo villaggio di San Pedro, antistante il tempio, bella una caratteristica chiesa con un crocefisso vestito.
Nel viaggio di avvicinamento a Cusco ci fermiamo al Passo la Raya (alto “solo” 4.335 metri) interessante perchè lo sovrasta il monte dal quale nasce il fiume Urubamba che, oltre ad attraversare tutta la Valle Sacra, è uno dei due affluenti principali del Rio delle Amazzoni.
Oltre ci fermiamo a Andahuaylillas per visitare la bellissima chiesa gesuitica del XVII secolo.
Stupende le decorazioni interne (da restaurare), magnifico e ben conservato il soffitto ligneo e numerosi ed interessanti quadri. Degno di menzione quello de l’Immacolata Concezione di Esteban Murrillo.

Templi sacri agli Inca

Templi sacri agli Inca

Raqchi

Cusco: San Blas, Parrocchia Cristo Povero, Tambo Machay (“El bano del Inca”), Forte di Puca Pucara, Qenko, Sacsayhuaman

Arriviamo a Cusco, città considerata la capitale archeologica, non solo del Perù, ma delle Americhe.
Della vecchia città inca di Cusco restano solo pochi e massicci muri. Gli spagnoli la rasero al suolo quindi oggi Cusco è una città moderna e coloniale. Molto suggestive le strette e ripide stradine pedonali, con tratti a gradini, che salgono verso il quartiere artigianale di San Blas. Ed è frequente incontrare suonatori ambulanti vestiti nei tradizionali costumi.
Di particolare interesse la visita della parrocchia francescana del Cristo Povero con numerose opere d’arte, soprattutto pittoriche…
Appena ci si allontana da Cusco si possono godere dei bellissimi panorami e stupende scene agresti.
Quattro i siti archeologici alla periferia della città,
Tambo Machay è una piccola rovina; bella la vasca cerimoniale che nella valle viene chiamata “El bano del Inca”. Interessante il perfetto incastro delle pietre sul muro sovrastante.
A poca distanza e in stupenda posizione il Forte di Puca Pucara.
Il suo nome significa “Forte Rosso” per il colore delle sue rocce.
La traduzione letterale di Qenko è “zigzag”. Il sito è un’enorme roccia, tutta lavorata, con incisioni a “zigzag”. In esse veniva fatto scorrere il sangue degli animali, sacrificati nel sottostante altare.
A seconda della parte dove scorreva il sangue i raccolti venivano considerati più o meno abbondanti.
Sacsayhuaman è un’enorme e spettacolare rovina composta da blocchi del peso di oltre 300 tonnellate.
Oggi si visita è solo un quinto dell’originale, il resto è stato rimosso dagli spagnoli per costruire la nuova Cusco.
L’imponente costruzione rappresentava la testa di un puma e le zizzaganti mura i suoi denti.
Gli Incas avevano progettato la città di Cusco dandogli la forma di un puma, e Sacsayhuaman ne rappresentava la testa.

Sacsayhuaman

Sacsayhuaman

Perù

Dintorni di Cusco: Chinchero, Moray, Salinas

Sempre nei dintorni di Cusco abbiamo visitato il paese di Chinchero, situato a 3.700 metri d’altezza, con interessanti rovine Inca ed una bella chiesa coloniale.
Essendo domenica anche il pittoresco mercato artigianale.
Andiamo quindi a visitare le terrazze agricole di Moray. Vera e propria università agricola inca all’aperto.
In queste terrazze circolari, a seconda dell’insolazione, del vento e dell’irrigazione gli Inca stabilivano i luoghi migliori per le varie coltivazioni agricole.
Arriviamo a Salinas dalla strada alta, rispetto alle saline, il che ci permette di godere di spettacolari vedute.
Queste saline sono state utilizzate sin dal periodo inca. Gli Inca hanno incanalato l’acqua salata di un torrente facendola scorrere in pozze d’acqua degradanti sul lato della montagna. Con l’evaporazione dell’acqua viene ricavato sale per l’agricoltura.

Università Agraria Inca

Università Agraria Inca

Moray – Perù

Valle Sacra: Pisac, Ollantaytambo, Yucay, Posada de l’Inca

Percorriamo “El Valle Sagrado de los Incas” (la Valle Sacra degli Incas) dove si trovano gli insediamenti archeologici più interessanti.
Pisac è famosa perchè l’attuale villaggio, nel quale ogni giovedì si tiene un mercato (molto turistico) è sovrastato dalle rovine della Pisac inca situata in alto sul costone della montagna.
Spettacolari le vedute che si godono. Molto belle le terrazze, collegate tra loro da scalinate diagonali, che occupano le pendici della montagna.
Faticoso (come sempre) è raggiungere la parte alta delle rovine dei siti archeologici.
Penso però che Ollantaytambo sia stato il sito più difficile perchè arrampicato sulla montagna e raggiungerlo è stato decisamente difficoltoso. Ne è una prova il fatto che gli spagnoli vi persero un’importante battaglia.

Pisac

Pisac

Perù

Nella parte alta è situato il tempio mentre, oltre gli spettacolari terrazzamenti che si attraversano salendo interminabili scalinate, ci sono  le possenti e splendide mura, mai ultimate.
Sul lato opposto della collina, a metà pendio, nel punto dove i venti sono più intensi, una grande costruzione. Era il magazzino degli Inca dove la merce, grazie al vento, si manteneva sempre fresca.
Per raggiungere più facilmente Machu Picchu, senza doversi sobbarcare, da Cusco, un lungo trasferimento in treno, ci siamo fermati a dormire a Yucay.

Il nome dell’albergo è Posada de l’Inca; in passato è stato monastero, caratterizzato da una bella chiesa, splendidi giardini, coloratissimi edifici ed anche un piccolo museo.

Posada de l’Inca

Posada de l’Inca

Yucay

Verso Machu Picchu: treno Vistadome, Aguas Calientes, Capanna del Custode, Roccia Funeraria, Roccia Solstizio, Tempio Condor

Lasciamo di buon mattino il nostro albergo per trasferirci alla stazione ferroviaria di Ollantaytambo dove prendiamo il treno per turisti Vistadome che ci porterà sino ad Aguas Calientes.
Poco dopo inizia la vera e propria foresta, che i locali chiamano: sopracciglia della foresta.
Aguas Calientes è la località dove arriva il treno. Machu Picchu è raggiungibile solo in autobus, per una stretta e tortuosa strada, che si arrampica sulla montagna, tornante dopo tornante, sino ad arrivare al sito archeologico.
Machu Picchu è il sito archeologico più famoso del Sud America, ed anche il più spettacolare.
Posso ricordare che è stato casualmente scoperto nel 1911 ed è per questo motivo che è giunto a noi non distrutto dagli spagnoli.
Non si conosce l’esatta funzione del luogo. Forse era un importante centro cerimoniale in quanto sono stati rinvenuti numerosi (circa cento) resti umani, per lo più appartenenti a donne. Ed erano le giovani donne quelle destinate ad essere sacrificate.
Appena oltrepassato l’ingresso abbiamo preso a salire una scalinata al termine della quale ci si trova davanti allo stupendo panorama di Machu Picchu in tutto il suo splendore.

Siamo nel punto conosciuto come: Capanna del Custode della roccia funeraria. Sul prato dietro la capanna c’è un grande terrazzamento in roccia con un grande masso dove, si dice, venivano mummificati i nobili.

Capanna

Capanna

Machu Pichu

Machu Picchu: Porta del Sol, Huayna Picchu (il Piccolo Picchu)

La guida ci ha suggerito due passeggiate nei pressi del sito archeologico.
Certamente belle, ma decisamente impegnative. Le abbiamo affrontate entrambe sudando le proverbiali sette camicie.
Per raggiungere la Porta del Sol, abbiamo percorso un sentiero che sale per un dislivello di 350 metri.
Dall’alto si gode un ottimo panorama sul sito archeologico.
Un’ora e dieci minuti per salire, cinquanta minuti per scendere.
Con una salita mozzafiato, fatta più di alti e sconnessi gradini che di sentiero, ci si arrampica sull’Huayna Picchu (il Piccolo Picchu).
Il dislivello è sempre di 350 metri, ma la lunghezza molto meno della metà rispetto alla Porta del Sol.
All’inizio della salita si deve firmare il libro attestante che si è iniziata…l’avventura.
Poi si inizia e si resta subito….senza fiato. I gradini, ricavati dalla roccia, sono molto sconnessi, le corde per agevolare la salita piene di fil di ferro scoperto, quindi le difficoltà ambientali tante, ma tanta è la volontà di arrivare in cima che riusciamo a vincere tutte queste difficoltà.
Impieghiamo a salire un’ora e quaranta. Solo…quaranta minuti in più della media !!!!
Ma ne valeva la pena perchè le vedute che si godono dalla cima sono eccitanti per la loro spettacolarità.

Porta del Sol

Porta del Sol

Machu Pichu

Foresta Amazzonica: Riserva Nazionale Tambopata Candano, Puerto Maldonado, fiume Tambopata, Rio Madre de Dios

Concludiamo il nostro magnifico viaggio in Perù con una puntata in foresta amazzonica, precisamente nella Riserva Nazionale Tambopata Candano, situata a sud di Puerto Maldonado, lungo il fiume Tambopata, affluente del Rio Madre de Dios.
L’esperienza non è stata delle più felici, sia per il caldo, ma anche per l’umidità, per la precarietà dell’alloggio, per la povertà del vitto e per il fastidio delle zanzare o simili.
Certo, tutti questi disagi li avevamo considerati, ma sono stati superiori alle aspettative.
Personalmente un’esperienza da evitare perchè il sacrificio viene ripagato solo molto (sottolineo: molto) parzialmente da ciò che si vede.
Per notizia: nella zona sono presenti ben 1.200 specie di farfalle, mentre circa 600 sono gli uccelli.

Riserva Nazionale Tambopata

Riserva Nazionale Tambopata

Foresta Amazzonica