07/2012 - Islanda

Viaggio in Islanda di 7 giorni visitando il Parco Nazionale Pingvellir, le sorgenti di Geysir, le cascate Gullfoss, Selyalandsfoss e Skogafoss, la pianura lavica Myrdalssandur, le rocce basaltiche Dverghamarar, il ghiacciaio Vatnajokull, la cascata Svartifoss, la laguna glaciale Jokulsarlon, la cittadina di Hofn, Stokksnes, Museo Steinasafn Petru, il villaggio Moorudalur, la cascata Dettifoss, il Canyon di Asbyrgi, la cittadina di Usavik, il lago Myvtan ed i suoi dintorni lavici (Dimmuborgir, Stora-Viti, Leirhnjukur, Hverir), la cascata Godafoss, la città di Akureyri, il museo delle case di torba, cascata Glanni, Reykjavik.
Da molti anni desideravo andare in Islanda descrittami per la grande bellezza dei suoi paesaggi e per la severità dei luoghi interessati da attività vulcanica.
Ho ritenuto congruo un viaggio di una settimana per una visita sufficientemente approfondita.
Con il senno di poi, dato che non si tornano a visitare paesi già visti, preferendo la visita di nuovi, ritengo che due o tre giorni in più sarebbero stati necessari per approfondire ulteriormente la visita.

L’Islanda ci accoglie con una giornata di pioggia e vento, oltre che fredda.
Visitiamo il Parco Nazionale Pingvellir attraversato dalla grande spaccatura che separa le zolle tettoniche europea e nord americana.
All’interno il luogo, chiamato Alping, dove i vichinghi fondarono il primo parlamento islandese.
Gheysir è il luogo che ha dato il nome a tutti i geysir del mondo. Percorriamo l’area incontrando pozze ribollenti, sorgenti molto colorate, buchi fumenti e lo Stokker, il geysir che erutta ogni cinque minuti.
Spettacolare la cascata Gullfoss che, per il doppio salto dell’acqua, è ritenuta la più famosa d’Islanda. Sotto vento e pioggia ci fermiamo ad ammirare l’alta cascata di Seljalandsfoss che si precipita sul sottostante laghetto; suggestivo il sentiero che la percorre nel retro.
Per ultima la cascata Skogafoss; alto il salto dell’acqua ma nulla a che vedere con la spettacolarità delle due precedenti.

Con un forte vento e pioggia battente arriviamo al promontorio Dyrholaey.
Il mare è molto mosso, la sabbia e le rocce nere, il cielo carico di nuvole color grigio scuro. Questo panorama spettrale è ingentilito dalla riserva naturale delle colorate pulcinelle di mare.
Attraversiamo una vasta distesa di sabbia lavica, chiamata Myrdalssandur. Oltre, dove le colate laviche sono meno recenti, la lava è coperta da muschi e prende il nome di Eldhraun. Ci fermiamo ad ammirare una grande roccia basaltica a canne d’organo chiamata Dverghamrar ed iniziamo a vedere il ghiacciaio Vatnajokull, il più grande d’Europa, che con le sue molteplici e lunghe lingue di ghiaccio, arriva a lambire la strada.

Saliamo un sentiero sino a raggiungere la cascata Svartifoss, l’acqua della quale scende tra stupende colonne di basalto nero.
Successivamente ci fermiamo ad ammirare altre lingue del ghiacciaio per giungere infine alla laguna glaciale di Jokulsarlon che navighiamo a bordo di un battello anfibio.
Veniamo affascinati da vivaci uccelli che volano sulla nella nera spiaggia antistante cosparsa di blocchi di ghiaccio, così come  il mare, dove giovani intraprendenti fanno il bagno.

La piccola cittadina di Hofn ci regala il primo pallido sole e ampi panorami sul ghiacciaio. Nelle immediate vicinanze ci fermiamo in località Stokksnes ad ammirare
picchi di riolite, roccia vulcanica che assume diverse colorazioni, tutte pastello.
Molto belli i lupini viola d’Alasca.
Proseguiamo sino a Stodvarfjordur per fermarci a visitare il museo di minerali e piante autoctone di Steinasafn Petru.

Lasciamo la costa per l’entroterra nord orientale dell’Islanda.
Il paesaggio è brullo con piccole colline, poca e bassa la vegetazione esistente solo vicino ai corsi d’acqua. Per questo la regione è chiamata Deserto d’Islanda.
Breve deviazione per Moorudalur un agglomerato di case dove vediamo le prime case di torba. Spettacolare il canyon dove si precipita la cascata Dettifoss. Pochi chilometri più avanti l’imponente canyon di Asbyrgi nel quale si ha la netta visione del grande cataclisma che l’ha originato.
Raggiungiamo la prima vera cittadina da quando abbiamo lasciato Reykijavik: Usavik.
Bello il porto e la vivace vita turistica che lo circonda. Deve la sua importanza alla possibilità di avvistamento delle balene per cui molte sono le agenzie che offrono uscite in mare.

Il lago Myvatn  è disseminato di piccole isole (chiamate “pseudocrateri”) a forma di cratere originate da fenomeni eruttivi.
Nella parte est del lago un enorme campo di lava chiamato Dimmuborgir, la cui traduzione è: castelli tenebrosi. Si vedono infatti numerosi agglomerati di lava, alcuni a forma di colonna, risalenti ad oltre duemila anni addietro.
Ci trasferiamo quindi ai margini del cratere Stora-Viti, ora divenuto un lago, non lontano dell’imponente Centrale Geotermica.
Su un sentiero attrezzato attraversiamo il cratere Leirhnjukur con le colorate solfatare. In lontananza varie colate laviche che si distinguono per la diversa intensità del colore nero. Le più nere sono le più recenti.
Infine le solfatare Hverir ci accolgono con fumarole e colorati campi di depositi sulfurei; per non parlare delle ribollenti pozze di fango.
Un paesaggio…dantesco !

Ampia e possente la bella cascata Godafoss.
Giungiamo quindi ad Akureyri, seconda città d’Islanda.
Ammiriamo le caratteristiche case e la bella e moderna cattedrale.
Molto interessante il Museo delle case di torba, in particolare gli ambienti interni.
Sulla strada verso Reykjavik prima ci fermiamo a visitare un allevamento di cavalli, tutti molto belli, da meritare un ricordo fotografico. Oltre bei paesaggi e l’ultima scenografica cascata, la cascata Glanni.

Giunti nel pomeriggio inoltrato, ma favoriti dal sole che non tramonta mai (oggi, ultimo giorno d’Islanda, abbiamo avuto cielo terso), riusciamo a visitare, seppure frettolosamente, la capitale.
Iniziamo con la modernissima cattedrale (Hallgrimskirkja), quindi l’altrettanto moderna scultura della nave del sole (Solfar).
Per finire l’ultramoderno Palazzo della Musica fatto tutto di specchi.
Infine la piccola cattedrale in legno del 1848 e il primo parlamento islandese avanti al quale un enorme blocco di roccia spaccato a metà che rappresenta il monumento alla civile disobbedienza.
Termino con la foto del Perlan (punto panoramico) perché fatta con il teleobbiettivo alle quattro del mattino.