09/1992 - India, Rajasthan

Viaggio in India / Rajasthan di 16 giorni con un itinerario che comprende la visita delle città di Bombay, Udaipur, Ranakpur, Mont Abu, Jodhpur, Jaisalmer, Bikaner, Mandawa, Jaipur, Ellora, Ajanta.

L’impatto con l’India è stato a dir poco traumatico.
Siamo infatti arrivati all’ aeroporto di Bombay quasi a mezzanotte e, lungo i quasi 40 chilometri per arrivare in centro città, abbiamo visto persone che dormivano sdraiate in terra lungo il ciglio della strada o sui marciapiedi.
Al massimo avevano un panno che copriva loro il viso (per difendersi dai morsi dei topi).

In compenso, il mattino successivo, dalla stanza d’albergo abbiamo ammirato lo splendore del golfo mentre. Inoltre, proprio sotto di noi, maestosa ed imponente, la famosa porta dell’India.
Giro panoramico della città e dell’isola Elefantina (Elephanta Island) famosa per i quattro templi scavati nella roccia dedicati a Shiva. Stupenda è la grande immagine, alta quasi 6 metri, che ha tre distinti volti, uno per lato. Peccato solo che la bellezza dei colori venga sminuita dall’oscurità della grotta.

L’indomani voliamo su Udaipur, bella cittadina sul lago Pichola (Pichola Lake), nel mezzo del quale è situato il nostro albergo, il “The Lake Palace” considerato uno degli alberghi più belli e romantici di tutta l’India. Stupende le stanze, bello anche tutto il complesso, decorato con marmi e stucchi, giardini e fontane. Nella parte occidentale del lago abbiamo visitato il vecchio palazzo reale, il Maharama Karang Singh. Visitiamo quindi la cittadina con bei templi giainisti. Ma l’attrazione più grande è stata la visita del mercato ortofrutticolo.

Il giorno successivo iniziamo la visita del Rajastan. Il fondo stradale lascia molto a desiderare, ma l’impatto con la natura, con la popolazione, con i siti ed i monumenti compensano ampiamente i disagi dovuti al clima, al cibo,all’aria condizionata che spesso non funziona, sia in pullman che in albergo.
Lungo la strada incontriamo mandrie di cammelli, affrontiamo guadi di non facile superamento, donne (mai uomini) che si occupano della manutenzione delle strade, avvoltoi occupati a mangiare i resti di una mucca.
Arriviamo a Mont Abu per visitare templi giainisti di inusitata bellezza, ma non fotografabili.
Dormiamo a Mont Abu per ripartire all’alba del mattino successivo.
Visitiamo il tempio giainista di Ranakpur,considerato tra i più belli dell’India, situato alle pendici della catena degli Aravalli. La sua bellezza trae origine sia dallo splendore dei marmi che dalla grandiosità del complesso.
Il tempio è costruito su due piani, più il tetto. Il complesso comprende una trentina di sale abbellite con quasi 1.500 colonne, tutte finemente lavorate con incisioni, mai ripetitive, di straordinaria bellezza.
In serata arriviamo a Johdpur.

Alloggiamo nel maestoso palazzo del Maharaja (Umaid Bhawan Palace), trasformato in albergo, fatto costruire nel 1930. E’ una delle abitazioni private più grandi e più belle al mondo. E’ una dimora con 350 stanze, sale da biliardo, otto cucine, un cinema per 300 persone. Solo il pianoterra è adibito ad Hotel.
La città di Jodhpur, detta anche la “città blu” essendo questo il colore predominante delle sue case, per numero di abitanti è la seconda del Rajasthan.
Ne abbiamo visitato la parte storica, arroccata su uno sperone di roccia, ancora abitata, specialmente da artigiani.
Molteplici le attività svolte: dai bracciali laccati ai coloratissimi tessuti di cotone, dalla lavorazione del cuoio (rinomate le borracce in pelle) a quella del marmo e dell’avorio. Ed inoltre oggetti in legno dipinto, bracciali d’argento ed i famosi burattini di Jodhpur. La fortezza del palazzo, risalente al 1450, ha stupende stanze arredate con mobili d’epoca; un esempio la stanza da letto del maharaja.
Nella città vecchia abbiamo incontrato stupende donne vestite nei loro coloratissimi costumi arricchiti con monili di grande bellezza.

Partiamo di buon mattino per Jaisalmer in quanto è previsto l’attraversamento del deserto. Giornata resa ancor più faticosa a causa di un incidente meccanico occorso al nostro bus. Ciò ci ha permesso di sostare a Fort Pokaran e vivere alcune ore in mezzo agli abitanti del villaggio. Curioso l’autobus di linea carico sino all’inverosimile, all’interno del quale tre bei visi, somiglianti tra loro. Non possono che essere mamma, figlia e nipote.
Jaisalmer è conosciuta come la roccaforte del deserto, le cui origini risalgono al 1150. Sino a 50 anni orsono era raggiungibile solo a dorso di cammello, non aveva elettricità ed era priva di acquedotto.
Al disagio del caldo diurno da aggiungere quello notturno (tre notti senza aria condizionata).
Arriviamo a Jaisalmer dopo aver attraversato una immensa distesa di sabbia color ocra, interrotta solo dalla lunga striscia d’asfalto della strada, spesso essa stessa coperta di sabbia.
Ancor più bello è il vedere, laggiù in lontananza, i bastioni che costituiscono la parte più spettacolare della città.
Visitiamo il centro fortificato e siamo affascinati dalla bellezza della Porta del Vento che ci introduce nella piazza dove in passato i sovrani assistevano a spettacoli. Ora non restano che belle e colorate marionette offerte in vendita ai turisti.
Visitiamo il tempio, un quartiere con belle case, la zona dei cenotafi reali, per chiudere assistendo ad uno spettacolo di eunuchi.

Partiamo prima dell’alba per una lunga tappa di trasferimento che ci porterà sino a Bikaner.
Lungo il percorso effettuiamo una sosta in quello che, per i camionisti indiani, equivale ad una nostro Motel.
Di fatto è una stamberga dove c’è la possibilità di trovare acqua e qualcosa da mangiare, mentre i letti sono all’aperto, nel piazzale antistante.
Abbiamo sostato a Deshnok per visitare il tempio di Karniji, dove i topi godono di protezione. E’ il regno dei topi…..che
corrono indisturbati per tutto il tempio muovendosi indisturbati tra le gambe dei fedeli che offrono dolci, latte ed altre leccornie. E’ un’esperienza da fare, ma con tutte le cautele del caso: calzini alti (è obbligatorio togliersi le scarpe).
All’uscita veniamo accerchiati da un gruppo di bambini. Particolare tenerezza per un vecchio che indossa un paio di occhiali super usurati.
A Bikaner visitiamo lo stupendo forte Junagaoh, risalente agli inizi del 1600.
Le regine, i cui mariti erano morti in battaglia, si uccidevano come loro partecipazione estrema e questo gesto veniva immortalato riproducendo, sulla parete antistante la porta principale del forte, l’impronta sanguinante delle loro mani.
Le numerose stanze del forte sono finemente decorate. Menzione particolare per la stanza da letto del Maharaja: ha specchi inseriti nel soffitto affinchè, da tutte le possibili angolazioni, potessero essere visti potenziali nemici che avessero voluto introdursi nel palazzo.

Mandawa è una città situata nella zona dello Shekhavati, ricca di haveli, belle dimore che furono di proprietà di facoltosi mercanti. Prima di arrivare ci fermiamo a Fatehpur, stupenda cittadina per la gran quantità di haveli, tutte di incomparabile bellezza. Ora queste haveli sono state abbandonate dai loro proprietari i quali hanno preferito, alla vita provinciale, quella molto più importante della capitale Nuova Delhi, nella quale si sono trasferiti.
Una menzione particolare all’ultima haveli, nella quale il proprietario, dopo un viaggio a Venezia, ha voluto immortalarla con affreschi del Canal Grande e del Ponte di Rialto.
Abbiamo cenato e dormito al Forte di Mandawa. La cena è stata preceduta da un affascinante uomo, con lunghi baffi, che, accompagnato da una ritmica musica di tamburi, ha danzato con due torce in mano.

Jeannette, la nostra guida, prima di arrivare a Jaipur, ci ha regalato due soste non previste.
La prima ad una fiera paesana, la seconda la visita del Palazzo del Maharaja di Samod.
Del palazzo di Samod, ora trasformato in Hotel, abbiamo visitato numerose suggestive stanze abbellite con specchi intarsiati e riccamente decorate con pitture murali.

Jaipur è chiamata anche “città rosa” per il colore predominante delle sue case. E’ la capitale del Rajasthan.
La città risale al 1727 ed è stata costruita con concezioni moderne; ha infatti una planimetria reticolare con ampi viali alberati. Numerosi i bazar ed i mercati suddivisi a seconda delle varie e molteplici attività artigianali.
Il palazzo più affascinante è l’Hawa Mahal (comunemente chiamato Palazzo dei Venti) costruito nel 1799 ed è un palazzo di otto piani la cui facciata, in arenaria rosa, comprende quasi mille fra nicchie e finestre, tutte finemente lavorate a merletto. Serviva da osservatorio alle donne di corte che, non viste, potevano assistere alla vita della città.
Nelle vicinanze della città di Jaipur, su un’altura, sorge il palazzo fortezza di Amber (del 1592) con una facciata solenne ed austera, mentre gli interni sono fastosi, eleganti e raffinati.
I turisti vengono fatti salire, sui ripidi bastioni, a dorso d’elefante, con proboscidi stupendamente dipinte.
Stupenda e scenografica la terrazza d’entrata, di un bianco accecante, arricchita da una fila di colonne con capitelli a forma di elefante. Le pareti ed il soffitto sono finemente lavorati a specchio, mentre stupende finestre intarsiate si aprono sul lago sottostante.
Il City Palace, tuttora residenza del Maharaja di Jaipur, è un enorme e complesso palazzo con numerosi cortili, due musei e un’armeria. Il cortile più famoso è il Pritam Niwas Chowk, comunemente conosciuto come Cortile del Pavone.
Stupende sono le quattro porte, finemente lavorate, con rappresentazioni delle quattro stagioni.
Nel nostro bello e lussuoso albergo (il Jai Mahal Palace Hotel) abbiamo assistito ad una sfarzosa cerimonia nuziale. Lo sposo è arrivato a dorso di un cavallo finemente addobbato. Gli sposi, seduti, hanno ricevuto i regali nozze, rappresentati, nella maggior parte dei casi, da collane fatte con biglietti di banca del valore più alto.

Lasciamo il Rajasthan con un volo che ci porta ben oltre Bombay, nel cuore dell’India centrale, per andare a visitare due stupendi siti archeologici: Ellora e Ajanta.
Ellora è famosa per l’architettura rupestre espressa attraverso lo scavo della roccia che ha permesso di trasformare in templi numerose grotte del luogo. I templi risalgono al periodo che va tra il V^ e il X^ secolo.

Per arrivare ad Ajanta attraversiamo una bella campagna rimanendo attratti dalla popolazione locale che andava al fiume a prendere l’acqua. Il sito di Ajanta si trova in una valle rimasta vergine sino a sino a circa cento anni addietro quando le grotte vennero casualmente riscoperte. Luogo di eremitaggio per i monaci buddhisti, questi le scavarono per dipingerle con affreschi molto ben conservati pur risalendo anche al I° e II° secolo A.C.

Il viaggio è ormai terminato, ma l’India, nonostante i disagi patiti, è entrata talmente nel nostro cuore che abbiamo avuto modo di ritornarvi (vedi il viaggio del novembre 1997) scegliendo una stagione climaticamente meno severa ed alberghi più attrezzati. Prima di lasciare chi mi legge illustro una serie di personaggi incontrati lungo il viaggio.