11/2001 - Birmania

Viaggio in Birmania (Myanmar) di 13 giorni visitando Yangon, Bago, Mandalay, Mingun, Thanboddhay, Moniwa, Grotte di Pho Win Daung, Hero, Pindaya, Grotta di Pindaya, Lago Inle, Bagan

La Birmania è un paese stupendo, molto povero e molto religioso.
Ed è grazie alla religione che i birmani riescono a superare le difficoltà quotidiane del sopravvivere sempre con il sorriso sulle labbra.
Nonostante le difficoltà economiche i birmani sono sempre prodighi con offerte in denaro a favore della loro chiesa.
Le offerte permettono la costruzione di templi e monumenti sacri di notevole importanza e grandezza, quale, ad esempio, un Buddha sdraiato lungo più di 100 metri.
A Yangon visitiamo diverse pagode, il museo nazionale ed il mercato coperto.

Molto suggestiva, specie al tramonto, la Sule Paya (Pagoda) e la barca reale “Karaweik”, ancorata sul lago Kandawgyi.

Particolarmente interessante, nella Chaukhtatgyi Paya, il Buddha reclinato. Lungo 90 metri con un bel viso dipinto e le piante dei piedi finemente lavorate.

La Shegadon (Shwegadon) Paya è la più bella e la più grande pagoda della Birmania. Sormontata da un enorme stupa dorato sulla cima del quale un globo ha incastonati diamanti e pietre preziose.

 

Andiamo a Bago, l’antica capitale della Birmania, per visitare la Shwemawdaw Paya, una delle più venerate del paese con uno stupa alto ben 114 metri e costruita dai Mon più di mille anni fa.

Sulla strada di rientro a Yangon visitiamo Shwethalyaung con il suo grande Buddha reclinato e la Kyaik Pun Paya con quattro gigantesche statue di Buddha, ognuna appoggiata su uno dei quattro lati di un alto cubo.

Lasciamo Yangon per visitare Mandalay, che fu capitale dell’ultima monarchia birmana, sulle rive del fiume Ayeyarwady.
Il monastero Shwenandaw Kyaung, in legno di tek, era un padiglione del Palazzo Reale, spostato e trasformato in monastero, prima dell’incendio che lo distrusse. Quindi la Kuthodaw Paya circondata da ben 729 piccoli stupa bianchi ognuno dei quali contiene una pagina del canone buddista incisa su una lastra di marmo e la Mahamuni Paya con un’immagine del Buddha seduto ricoperto dalle foglie d’oro delle offerte che raggiungono lo spessore di 15 centimetri modificandone la fisionomia. Infine il ponte U Bein, il ponte in tek più lungo del mondo (1200 metri).

Prima di lasciare Mandalay andiamo a visitare Mahagandayon Kyaung, una scuola per bonzi. Assistiamo al loro pasto, unico della giornata, consumato in religioso silenzio.
Interessante vederli lavare i piatti e la visita di una loro camerata.

Il villaggio di Mingun, sulla riva opposta del fiume Ayeyarwady, permette la visita della bianca Settawya Paya, all’interno della quale c’è un’impronta in marmo del piede di Buddha. Quindi la Mingun Paya, pagoda dalle mastodontiche dimensioni, mai ultimata, e fortemente danneggiata da un terremoto nel 1838.
Ed infine la Hsinbyume Paya, costruita secondo la dimensione buddista del cosmo.
Interessante veder scendere a valle isole galleggianti, sulle quali vivono le famiglie dei trasportatori, formate da una grande quantità di tronchi d’albero, legati tra loro.

Lungo la strada che porta a Monywa arriviamo in località Thambuddhei dove, nell’omonima pagoda, vi sono ben 582.357 immagini di Bhudda.
Nei pressi, in un campo, sono stati piantati mille banani, cento per lato. Accanto a ciascun albero una statua di Buddha a grandezza naturale. Quindi mille Buddha !!

Proseguiamo oltre Monywa per raggiungere la collina di Hqo Win sulla quale sono state scavate numerose grotte, le Grotte di Pho Win Daung.
Si dice che in totale raccolgano oltre 400.000 statue di Buddha.
Rientrati a Mandalay voliamo su Hero per la visita della Grotta di Pindaya e del lago Inle.

Lungo la strada per Pindaya abbiamo modo di godere di stupendi e colorati paesaggi agresti.

Pindaya ci accoglie con un magnifico e colorato mercato.
Siamo gli unici turisti e ci sentiamo degli intrusi.
Rimaniamo molto sorpresi nel vedere scegliere dagli acquirenti, una ad una, cavallette fritte.

La grotta di Pindaya accoglie più di 8.000 statue di Buddha in alabastro, in tek, in lacca, in gesso, ecc.
Sono le offerte dei fedeli nel corso dei secoli, messe in modo confuso, sì da formare un vero e proprio labirinto, con passaggi anche molto angusti.
Prima di uscire si incontra una enorme stalagmite che, colpita con una grossa canna di bambù, emette un cupo suono.

Appena arrivati sul lago Inle raggiungiamo un piccolo villaggio dove abitano donne del popolo Padaung.
Come illustrano le foto queste donne portano al collo anelli di ottone che pesano anche più di 22 kg.
Gli anelli schiacciano loro le spalle e danno l’impressione che abbiano un collo molto lungo.

Il Lago Inle è la Venezia della Birmania. Sulle sue acque esistono ben 17 villaggi le cui abitazioni poggiano su palafitte e sono abitate dalla tribù Intha. Curioso è il modo di pescare, molto più originale quello di remare: si aiutano con un piede.
Coltivano verdure ed ortaggi su isole galleggianti formate da un insieme di terreno paludoso e giacinti d’acqua che, amalgamati, formano masse solide che assumono l’acqua attraverso le alghe del fondo a loro collegate.
Nella Pagoda Phaung Daw U Paya ci sono cinque piccoli Buddha, molto venerati, e per questo resi irriconoscibili per il notevole spessore delle foglie d’oro attaccate dai fedeli, mentre nel Monastero Nga Phe Kyaung , costruito su palafitte, i monaci hanno ammaestrato gatti e li fanno saltare all’interno di cerchi.

Raggiungiamo in aereo la piana di Bagan che accoglie circa 800 templi datati dall’800 al 1300. Sono i restanti dei ben 4.446 del XIII^ secolo, ridottisi a 2.157 nell’anno 1901.
Abbiamo visitato i più importanti (Shwezigon, Kyanzittha Umin, Wetkyi-In Gubyakkyi, Alodawpyi, Htilominlo Pahto, Seinnyet Nyima, Nanapaya, Manuha, Myazedy (o Stupa di Smeraldo), Kubyaukkyi, Shwensandaw, Mingalardedi,
Minnantu, Iza Gaw Na, Nanda Marana, Thonzu, Thambula, Taykepeye, Ananda Pahto, Ananda Ok Kyaung, Thatbyinnyu Patho, Manabodhi, Bupaya) ognuno dei quali presenta particolarità di stile (Pyu, Mon), di stucchi, di bassorilievi e, naturalmente, di Buddha rappresentato in diverse forme e colorazioni.
Ciascuna Paya ha la sua bellezza, ma è la loro visione d’insieme, più all’alba che al tramonto, che rappresenta uno spettacolo mozzafiato.

Chiudo queste mie note sulla Birmania rappresentando una serie di foto di stupendi bambini.

Le bambine rappresentate nella galleria fotografica sul viso hanno la maschera Thanakha usata sia per bellezza che per protezione solare.

 

Il filmato del viaggio può essere visto cliccando sul  seguente link:

www.viaggiaresempre.it – FILM del viaggio in Birmania