Perù
novembre 2003
sommario: viaggio in Perù di 18 giorni visitando Lima, Pachacamac, Parco Nazionale di Paracas, Lagunillas, Pisco, Isole Ballestas, Ica, Huacachina, Pampa di Huayuri, oasi di Palpa, Nasca, Paradones, Sacaco, Porto Inca, Arequipa, Valle del Colca, Chivay, Cruz del Condor, laguna di Lagunillas, Santa Lucia, Puno, lago Titicaca, Isole galleggianti o flotantes, Taquile, Sillustani, Juliaca, San Pedro, Cusco, Chinchero, Pisac, Moray, Salinas, Yucai, Ollantaytambo, Aguas Caliente, Machu Picchu, Puerto Moldonado
English summary: a 18 days trip in Peru visiting Lima, Pachacamac, Paracas National Park, Lagunillas, Pisco, Ballestas Isles, Ica, Huacachina, Huayuri Pampa, Palpa Oasis, Nasca, Paradones, Sacaco, Inca Harbour, Arequipa, Colca Valley , Chivay, Cruz of Condor, Lagunillas Lagoon, Santa Lucia, Puno, Titicaca Lake, Floatings Isles or flotantes, Taquile, Sillustani, Juliaca, San Pedro, Cusco, Chinchero, Pisac, Moray, Salinas, Yucai, Ollantaytambo, Aguas Caliente, Machu Picchu, Puerto Moldonado
clicca sulle foto per ingrandirle / click on photos to enlarge
Desidero rendere omaggio al magnifico Perù con una foto "inventata".
E non poteva che essere una foto presa nel sito archeologico più famoso del Perù: Machu Picchu.
Ho sostituito la luce interna di una delle finestre del Tempio delle Tre Finestre con parte di una foto panoramica ripresa dall'alto della Porta del Sol.
Era un'inquadratura che avevo sempre sognato, ma irrealizzabile, quindi ho pensato bene di inventarla.
Ho unito tre scatti fotografici per ottenere la panoramica della città di Cusco, capitale archeologica del Perù, ed illustrarla nel migliore dei modi.
Ho così voluto rendere omaggio a Michele Mosca, italiano che vi vive con la sua famiglia.
Egli è il titolare dell'agenzia di viaggio Perù Paradise (clicca per entrare nel sito / click here to enter the website). Ha avuto la pazienza di seguirmi nelle difficili richieste ed ha organizzato un viaggio, economica mente accessibile, pur essendo da.....cinque stelle !!
Il Perù è conosciuto soprattutto per i suoi due siti archeologici più famosi: Machu Picchu e Nasca, dove insistono le misteriose linee.
Invece il Perù è un paese ricco di sorprese sia naturali che archeologiche, per non parlare degli stupendi costumi tradizionali ancora indossati nella zona andina e della gentilezza e cordialità dei peruviani tutti.
Alla capitale, immensa città soffocata dallo smog, dedico la galleria fotografica Lima (clicca qui / click here).
Merita una menzione il bar El Cordano già di proprietà di italiani, originari di Genova, che conserva un arredamento d'epoca con una lucida macchina per il caffè "Gaggia" di vecchia memoria.
Un'altra galleria fotografica l'ho dedicata all'interessante chiesa, con annesso monastero, di San Francesco (clicca qui / click here).
Stupendo il Museo dell'Oro nel quale, in un caveau sotterraneo, sono visibili stupendi reperti archeologici.
Una dettagliata galleria fotografica la dedico anche al Museo dell'Oro (clicca qui / click here).
Ed ecco l'inizio del nostro viaggio in automobile, espressamente richiesto, sia per poter visitare il più possibile, sia per poter arrivare gradatamente in altitudine ed attenuare il fastidiosissimo mal di montagna che siamo riusciti ad evitare certamente grazie al famoso "mate de coca" al quale, peraltro, abbiamo associato il diuretico Diamox consigliatoci in Italia.
Appena fuori di Lima inizia un paesaggio desertico, sì descritto da tutte le guide turistiche, ma inimmaginabile per la sua lunghezza e per l'alternarsi tra il sabbioso ed il sassoso.
Poche, molto poche, le zone verdi.
A soli 30 chilometri da Lima incontriamo il sito archeologico di Pachacamac che rappresenta, con imponenti piramidi cerimoniali, in assoluto con l'imponente Tempio del Sole, stupendamente sovrastante le lunghe e bianche spiagge oceaniche, il ricordo di una civiltà risalente a mille anni avanti il popolo Inca.
Il sito l'ho ricordato con una galleria fotografica che, naturalmente, ho chiamato Pachacamac (clicca qui / click here).
Proseguiamo verso sud fermandoci a far benzina alla stazione di rifornimento del "ciclista", come ben evidenziato dalla foto a lato.
Arriviamo al Parco Nazionale di Paracas e ci addentriamo nello stesso sino ad arrivare al piccolo villaggio di pescatori di Lagunillas, dove ci fermiamo a pranzo in un semplice ma grazioso ristorante.
Stupendi i paesaggi, sia terrestri che marini, come illustrato con la galleria fotografica Parco Nazionale di Paracas (clicca qui / click here).
L'indomani mattina, con partenza alle sei, ad evitare le previste turbolenze dell'oceano....Pacifico, andiamo a visitare le isole Ballestas.
Pernottiamo a Pisco, famosa città perchè dà il nome alla grappa peruviana, ed il Pisco Sour è l'aperitivo nazionale servito con succo di limone, bianco d'uovo e angostura.
Partiamo dall'imbarcadero privato del nostro ottimo albergo (il Paracas) ed abbiamo modo di ammirare, sul lato della collina, la gigantesca figura (misura 170 metri per 55) de la Candelabra che ricorda le figure delle Linee Nazca, ma nulla si conosce del suo significato.
Siamo partiti con nebbia e nuvole basse ( la "garua" peruviana) mentre le isole Ballestas ci accolgono con il sole, ma con onde oceaniche che mal sopportiamo.
Abbiamo modo di ammirare una vivace vita, sia volatile che acquatica, anticipo di quello che andremo a vedere alle Galapagos, tanto che queste isole vengono chiamate le "piccole Galapagos".
Al nostro rientro, già all'interno della baia, veniamo circondati, oltre che dalla nebbia, anche da un gruppo di delfini che ci girano intorno.
Una curiosità: siamo stati l'ultimo gruppo che, per un paio di giorni, è riuscito a visitare le isole Ballestas.
Poi il vento ha reso l'oceano non più navigabile.
Con una galleria fotografica ho illustrato le Isole Ballestas (clicca qui / click here).
Proseguiamo per Ica, capoluogo di provincia, per andare a visitare, nelle sue vicinanze, le dune più alte, tra le tante che circondano la città, all'interno delle quali insiste una laguna ricca di acque sulfuree e circondata da un bel palmeto.
Lasciamo Ica e ci addentriamo in un'area desertica chiamata Pampa di Huayuri, lunga quasi cento chilometri
La strada, tortuosamente, scende sull'oasi di Palpa, attraversata dal Rio Grande, ricca e rinomata per i suoi aranceti. Si sale poi all'altopiano di Nasca. Immediatamente, all'orizzonte, si profila maestosa una duna (o una montagna?) alta ben 2.085 metri. E' il Cerro Blanco, formato da sabbia e terra calcarea, considerato dai locali quale la duna più alta del mondo.
Nazca ( o Nasca) è famosa nel mondo per le sue linee, visibili solo dall'alto. E dall'alto siamo andati a vederle con un aereo che sembra essere di latta e che la latta possa accartocciarsi ad ogni folata di vento.
Di folate di vento ce ne sono tante, anche forti ed improvvise sì che, una volta atterrati, ci è stato consegnato un attestato per il....coraggio avuto nell'aver effettuato il volo !!
Quindi sofferenza, ed il nome Nasca vuol appunto dire "sofferenza", dovuta alla siccità, tanto che la pioggia non viene misurata in centimetri, ma in....minuti.
Interessante la visita al museo Antonini e, da non perdere, il laboratorio artigianale di Toby, simpaticissimo personaggio, che lavora la ceramica con la stessa tecnica già usata dal popolo Nasca e la lavora così bene che deve firmare i suoi lavori aggiungendo la parola "copy" affinchè non vengano poi rivenduti per originali.
La tirannia del tempo a disposizione non ci ha permesso di approfondire la visita al sito archeologico di Paradones come ritengo avrebbe meritato.
Per finire la descrizione di Nasca la visita agli acquedotti di Cantallo costruiti dal popolo Nazca ed ancora in uso grazie ai pozzi di controllo che ne permettono pulizie periodiche.
Ritengo visivamente interessante la galleria fotografica di Nasca (clicca qui / click here), anche se le foto aeree delle linee lasciano molto a desiderare per la precarietà...ambientale.
Lasciamo Nasca per iniziare una giornata dedicata completamente al trasferimento: 600 chilometri per arrivare ad Arequipa.
Dopo poche decine di chilometri effettuiamo una sosta per vedere la faglia di Nasca che corre parallela alla Panamericana. E' il punto di rottura della crosta terrestre in occasione dei terremoti. Anticamente sommersa dal mare, dove ancor oggi prosegue, per cui numerosissimi sono i fossili.
Pochi chilometri oltre, a Sacaco, c'è un piccolo museo dove è conservato il fossile di una balena; purtroppo è chiuso.
Proseguiamo lungo il mare e la Panamericana sembra sparire.
A sinistra è quasi ingoiata dalle dune di sabbia, mentre a destra l'oceano Pacifico, oggi particolarmente agitato, pare la voglia sommergere.
La Panamericana si riavvicina all'oceano e sovrasta, forse la più bella insenatura vista in tutto il nostro viaggio lungo la costa.
E' l'insenatura di Porto Inca.
Visitiamo i resti di questo villaggio di pescatori incaico con costruzioni coniche e tombe comuni.
All'interno delle tombe sono ancor oggi visibili cumuli di ossa umane.
Si dice, forse è leggenda, che i pescatori, correndo a piedi, portassero il pesce fresco sino a Cusco.
La strada prosegue costeggiando l'oceano per piegare poi verso gli altopiani interni.
Quando abbandoniamo la Panamericana, e proseguiamo a sinistra verso Arequipa, percorriamo una cinquantina di chilometri in salita su strada stretta e frequentatissima da TIR che arrancano lasciandosi alle spalle un acre fumo nero.
Non ricordo di aver mai percorso una strada con una percentuale così elevata di smog.
Arequipa ci accoglie con una importantissima processione che blocca tutto il centro e paralizza anche la circolazione automobilistica della periferia.
Giriamo per più di un'ora prima di arrivare, stanchi e stressati, allo stupendo albergo.
Abbiamo solo la mattina per visitare la città ma ad Arequipa (clicca qui / click here) ho voluto dedicare una pagina per poter descrivere sia il Monastero di Santa Caterina che il viaggio di avvicinamento alla Valle del Colca con stupendi panorami andini goduti attraversando la Riserva Nazionale Salinas e Aguada Blanca.
Oltre un passo (non ne conosco il nome), alto ben 4.910 metri, con una ripida discesa, arriviamo a Chivay, cittadina capoluogo della Valle del Colca (clicca qui / click here) alla quale ho dedicato un'apposita pagina.
Visitata la valle, compreso il Cruz del Condor, ripercorriamo parte della strada del giorno prima sino ad arrivare al bivio con la transoceanica (strada in costruzione tra il Pacifico e l'Atlantico).
Completiamo l'attraversamento dell'immensa riserva naturale incontrando numerosi animali al pascolo così come uccelli (sia rapaci che pernici).
Siamo sempre in quota (sui 3.800 metri), ma attraversiamo anche il Cerro Alto a 4.500 metri.
Con le ombre della sera si avvicina anche un temporale che oscura il cielo, lasciando illuminata la stupenda laguna di Lagunillas (clicca qui / click here) alla quale dedico una breve ma intensa galleria fotografica.
Il bel fondo stradale della transoceanica termina a Santa Lucia per cui l'ultima parte del viaggio, con pioggia e buio, non è dei migliori.
Giungiamo a Puno, principale città sul lago Titicaca, mentre è in atto un forte temporale. E domani ci aspetta la visita delle isole sul lago.
L'indomani abbiamo la fortuna di godere di una stupenda giornata di sole che ci fa maggiormente apprezzare le bellezze del Lago Titicaca (clicca qui / click here) al quale dedico una pagina.
Dopo la visita di un'isola galleggiante abitata da etnia Uros e di quella di Taquile sul lago Titicaca proseguiamo il nostro viaggio verso Cusco che raggiungiamo dopo aver visitato altri siti archeologici ed una interessante e genuina casa di contadini.
Ho voluto raccogliere queste visite in un'apposita pagina che ho chiamato verso Cusco (clicca qui / click here).
Nel viaggio di avvicinamento a Cusco ci fermiamo al Passo la Raya (alto "solo" 4.335 metri) interessante perchè lo sovrasta il monte dal quale nasce il fiume Urubamba che, oltre ad attraversare tutta la Valle Sacra, è uno dei due affluenti principali del Rio delle Amazzoni.
Oltre ci fermiamo a Andahuaylillas per visitare la bellissima chiesa del XVII secolo appartenente ai gesuiti.
Stupende le decorazioni interne, necessitanti di urgenti restauri, magnifico e ben conservato il soffitto ligneo e numerosi ed interessanti quadri.
Degno di menzione quello de l'Immacolata Concezione di Esteban Murrillo.
Arriviamo a Cusco, città considerata la capitale archeologica, non solo del Perù, ma delle Americhe.
A Cusco (clicca qui / click here) ho voluto dedicare una pagina all'interno della quale ho inserito altre pagine ed altre gallerie fotografiche per illustrare con maggior dovizia di particolari le innumerevoli bellezze che circondano la città e la Valle Sacra.
Concludiamo il nostro magnifico viaggio in Perù con una puntata in foresta amazzonica, precisamente nella Riserva Nazionale Tambopata Candano, situata a sud di Puerto Maldonado, lungo il fiume Tambopata, affluente del Rio Madre de Dios.
L'esperienza non è stata delle più felici, sia per il caldo, ma anche per l'umidità, per la precarietà dell'alloggio, per la povertà del vitto e per il fastidio delle zanzare o simili.
Certo, tutti questi disagi debbono essere considerati.
Erano stati considerati, ma sono stati superiori alle aspettative.
Personalmente un'esperienza da evitare perchè il sacrificio viene ripagato solo molto (sottolineo: molto) parzialmente da ciò che si vede.
Con la galleria fotografica Foresta Amazzonica (clicca qui / click here) ho voluto ricordare tutto ciò che abbiamo visto, specie le farfalle.
Nella zona sono presenti ben 1.200 specie di farfalle, mentre circa 600 sono gli uccelli.
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